I Visconti

I Visconti

La famiglia Visconti è una delle più antiche dinastie d’europea attestata sin dalla fine del X secolo nel territorio dell'Italia settentrionale, dove fu infeudato l'omonimo Ducato Visconteo con capitale Milano. Le interpretazioni meno incerte danno per capostipite un Eriprando (m. 1037), caduto combattendo contro l'imperatore Corrado il Salico. Da lui discese sicuramente un ramo i cui membri furono protagonisti attivi per almeno 150 anni della storia della Lombardia e di tutto il Nord Italia; I Visconti governarono Milano durante il Medioevo e all'inizio del Rinascimento, dal 1277 al 1447.

1277 -1287

Le fortune dei Visconti iniziarono nel 1262, quando Ottone Visconti fu nominato arcivescovo di Milano. La nomina fu piuttosto casuale, Ottone venne, infatti, nominato da un intervento della curia del Papa che per sedare i conflitti interni al capitolo metropolitano, normalmente incaricato della nomina, decise di nominare un esterno. Ottone, che all'epoca era il cappellano del cardinale Ottaviano degli Ubaldini, per oltre 15 anni non poté entrare in città dove era in corso una lotta di potere fra ghibellini e i guelfi guidati dai Della Torre. La battaglia di Desio (1277) In cui le truppe di Ottone sconfissero quelle di Napoleone Della Torre, pose fine alla dominazione dei Della Torre e all'indipendenza del comune di Milano, Ottone fece ingresso in città e si insediò. Prima di morire Ottone all'età di ottantotto anni ( età ragguardevole per i tempi in cui visse ) nominò il pronipote Matteo “capitano del popolo” dell'ormai potente comune Lombardo.

1287 - 1322

Matteo I fu uomo d'arme e fedele servitore del prozio Ottone nelle sue battaglie e nella conquista del potere su Milano. Matteo uomo moderato riesce con la sua politica fatta di mediazioni, accordi e compromessi a farsi nominare dall'Imperatore Enrico VII di Lussemburgo Vicario Imperiale, legittimando il suo potere sulle terre sottomesse alla sua signoria cioè l'intera Lombardia, parte del Piemonte e dell'Emilia inglobando anche Bologna e Genova . Gli anni seguenti furono caratterizzati da sfibranti lotte fra le due fazioni dei Visconti e dei Della Torre, questi ultimi appoggiati dal Papa e il che diede avvio a partire dal 1317 alla “guerra delle scomuniche” con il pontefice che scomunicò Matteo Visconti e l’intera sua famiglia accusandoli di eresia. Matteo ormai settantenne lascia il regno al figlio Galeazzo I.

1322 - 1327

Galeazzo I sconfigge l'esercito organizzato da Papa Giovanni XXII contro gli scomunicati Visconti dopo alcuni anni di tranquillo governo muore durante il viaggio di ritorno dall'incoronazione a Imperatore di Ludovico il Bavaro.

1327 - 1339

Gli succedette il figlio Azzone, nominato Vicario Imperiale da Ludovico il Bavaro occupa Treviglio, Caravaggio, Crema, Lodi, Como, Lecco e Brescia. Azzone si dimostrò grande mecenate delle arti, avviando un rinnovamento artistico in Milano. Fece costruire palazzi, ponti, strade, invita artisti illustri alla sua corte, come Giotto, fece compilare gli Statuti di Milano il primo corpo organico di leggi. Muore all'età di 37 anni di gotta, gli zii Giovanni e Luchino ereditano non solo una città ma un vero e proprio stato. Giovanni arcivescovo lascia al fratello i pieni poteri.

1339-1349

Luchino sarà ricordato come un uomo colto ma spietato e crudele contro chiunque ebbe l’ardire di mettersi sulla sua strada. Luchino consolida fin da subito i confini del suo stato e porta avanti una politica espansionistica con l'ausilio dei suoi tre nipoti; i terribili figli del fratello Stefano, Matteo II, Galeazzo II e Bernabò e con un esercito di mercenari provenienti dal nord Europa. Fu un buon amministratore , abolì molte esenzioni fiscali e ottenne dal papa Clemente VI l'assoluzione della scomunica per la sua famiglia e per Milano. Morì avvelenato.

1339 - 1354

Giovanni prese il posto del fratello, proclamato Signore di Milano, diresse con energia gli affari di Stato, comprò dal Papa la citta di Bologna e ottenne la completa sottomissione di Genova. Uomo colto e raffinato, amante della buona tavola e delle belle donne riorganizzò la struttura burocratica dello Stato, sviluppò la costruzione e il restauro di edifici religiosi e castelli "uni la spada al pastorale". Alla sua morte, il 5 ottobre 1354, lo Stato milanese fu diviso fra i tre nipoti Matteo II,Galeazzo II e Bernabò che erano già stati associati alla signoria di Giovanni e furono confermati come possessori dello stato .

1354 - 1355

I fratelli si dividono il territorio a Matteo II spetta Milano, a causa della sua condotta in breve tempo riuscì ad inimicarsi milanesi, i tre fratelli però riuscirono a mantenere saldo il loro potere anche durante l' scesa a Milano e a Roma per l'incoronazione di Carlo IV , intenzionato a far cassa vendendo il Vicariato Imperiale agli stessi Visconti o in alternativa al miglior offerente. I Visconti pararono il colpo e durante i festeggiamenti fecero sfilare il loro esercito al completo, l'Imperatore colpito decise che era meglio tenerli come alleati. Intanto il carattere dispotico di Matteo si fece sempre più sentire anche con i fratelli, che con una congiura familiare lo avvelenarono, l'assassinio passò inosservato lo rimpianse solo la madre l'unica ad accusare (in privato) i figli di tale tremendo atto. I due fratelli si spartirono i possedimenti del defunto fratello, come se nulla fosse accaduto.

1354 - 1378

Galeazzo II spostò la corte da Milano a Pavia, ma dietro la sua volontà venne costruita una grandiosa fortezza 'il castello di porta giovia' (sulle cui rovine fu costruito successivamente il castello Sforzesco). A pavia fece costruire uno splendido maniero oggi conosciuto come il castello Visconteo, in questo elegante luogo, Galeazzo frequentò artisti, poeti e letterati, incaricò il Petrarca di educare il figlio Gian Galeazzo. Nello splendido parco della residenza sarebbe stato facile incontrare animali esotici , fiori e piante di rara bellezza. Fu però anche tristemente noto per aver inventato la “quaresima”, pena tremenda che prevedeva l'attuazione di un giorno di atroci torture e un giorno di riposo, fino alla morte del condannato. Negli anni i fratelli Visconti si ritrovarono a combattere guerre contro gli antagonisti anti Visconti sia da parte del

Papa che dell'Imperatore che non vedevano di buon occhio il potere degli stessi e che costarono una nuova scomunica alla famiglia dei Visconti.

Dal suo castello di Pavia, vero centro politico del dominio visconteo Galeazzo II ordì una complessa trama di alleanze diplomatiche per garantire stabilità allo Stato. Già alleatosi con i francesi grazie al matrimonio del figlio Gian Galeazzo, Isabella di Valois figlia del re di Francia Giovanni II, diede la figlia Violante Visconti in sposa a Lionello di Anversa, figlio del re Edoardo III d'Inghilterra . Anche questa volta, il matrimonio regale venne pagato dai Visconti con una ricca dote: Violante portò al suo sposo 200.000 fiorini (utili rimpinguare le casse francesi prosciugate dai costi della Guerra dei Cent'anni).Ottenne allora da Carlo IV la riconferma del vicariato imperiale per i possessi vecchi e nuovi, e per il figlio Gian Galeazzo la mano di Isabella di Valois figlia del re di Francia Giovanni II. L'appoggio dell'Impero e della monarchia francese diede allo stato visconteo un periodo di pace, che servì a Galeazzo (stabilitosi a Pavia, mentre il fratello Bernabò risiedeva a Milano) per organizzare vigorosamente lo stato. Galeazzo muore nel 1378.

1354 – 1385

Bernabò  già Signore di Bergamo, Brescia, Cremona, Soncino, Lonato e Valcamonica e co-Signore di Milano, alla morte del fratello diventa unico signore di tutti i possedimenti dello stato di Milano. Solo, Bernabò regnerà con un tiranno. Uomo alto e possente, prepotente e irascibile, a sorpresa clemente e pronto alla risata, legato da sincero affetto alla moglie Regina della Scala , nonostante le innumerevoli infedeltà e i molti figli illegittimi.. tra i suoi passatempi oltre alla caccia, i cani, ne possedeva circa cinquemila, e li trattava amorevolmente più dei uomini, che anzi se rei di qualche reato venivano fatti sbranare dagli stessi. Bernabò mandava a morte con disinvoltura, si racconta che per la peste che colpì Milano nel 1361, il Visconti accusò di aver diffuso la mallattia un cetinaio di sudditi e fece cavare loro gli occhi, prima di appenderli per la gola. il Signore di Milano , fece sposare sua figlia Caterina con il tranquillo e mite nipote e cugino della filgia Gian Galeazzo ormai vedovo, per tenerlo legato alla sua politica. Bernabò fu protagonista come già riportato di numerosi lotte di potere mosse guerra agli Estensi e ai Gonzaga , represse nel sangue le rivolte delle valli bergamasche, ma con un’ astuta politica matrimoniale, fece sposare 6 figlie legittime e illegittime con personaggi di tutta Europa si assicurò delle forti alleanze che gli permisero di mantenere il potere fino alla sua morte, per mano del nipote Gian Galeazzo. Accadde che il nipote in partenza dal castello di Pavia, faccia sapere allo zio che dovendosi recare al Sacro Monte di Varese e dovendo passare per Milano, sarebbe stato onorato d'incontrarlo per rendergli omaggio. Bernabò acconsente e incontra accompagnato dai figli Rodolfo e Ludovico, il nipote fuori dalla Pusterla di Sant'Ambrogio, a Milano. Gian Galeazzo lo cattura insieme ai cugini Ludovico e Rodolfo e li imprigiona nel Castello di Porta Giovia. Gian Galeazzo dispone di un piccolo esercito di 500 lance al comando di Jacopo dal Verme, Ottone di Mandello e Giovanni Malaspina, che devono sedare una possibile insurrezione. Invece il popolo saccheggia i palazzi di Bernabò e dei figli e distrugge i registri dei tributi. Il 7 maggio si arrende la rocca di Porta Romana. Il Consiglio Generale conferisce a Gian Galeazzo la signoria della città, trascurando gli eredi di Bernabò.
Dall'8 al 14 maggio Gian Galeazzo occupa tutte le città di Bernabò e dei suoi figli. Solo le rocche resistono più a lungo. Il 25 maggio Bernabò viene trasferito sotto scorta di Gasparino Visconti, figlio di Uberteto, dal castello di Porta Giovia a quello di Trezzo. Il 19 dicembre Bernabò viene ucciso nel castello di Trezzo con del veleno in una scodella di fagioli. Viene sepolto in S. Giovanni in Conca con funerali ipocritamente solenni.

1351 – 1402

Con l'avvento di Gian Galeazzo Visconti, iniziò la più importante fase della storia del dominio, fase che coincise con una nuova spinta espansionistica e soprattutto con l'accentramento del potere nelle mani di un unico esponente del casato.

Figlio di Galeazzo II e Bianca di Savoia, fin da giovane diede prova di grande sagacia e di speciali attitudini militari. Mirò ad abbattere gli Scaligeri; conquistò Verona e Vicenza e nel 1391 fece guerra ai Carraresi. Assalito dal duca di Bavaria e dal conte di Armagnac, nel 1392 dovette accettare la pace. Negli anni successivi continuò a combattere, spesso per cause ingiuste, spesso in violazione di trattati da lui stesso conclusi. Il progetto di Gian Galeazzo era d'unificare l'Italia sotto un grande stato nazionale con Milano alla testa, analogamente a quanto stava avvenendo in quegli anni in Francia e in Spagna. Per questo ingrandì continuamente il proprio stato, arrivando a includere parti del Veneto, dell'Emilia, dell'Umbria e della Toscana. In quest'ultima regione trovò la strenua opposizione di Firenze, mentre riuscì a conquistare Pisa, Siena e la vicina Perugia. In pochi anni, Giangaleazzo aveva messo insieme un esercito comandato da valorosi condottieri quali Ugolotto Biancardo, Pandolfo e Carlo Malatesta, Ottobuono de' Terzi o Facino Cane. Alcuni di questi raggiungevano Giangaleazzo a comando, altri, facevano parte della cerchia ristretta dei suoi ufficiali. L'unico Stato che fu in grato di tenere testa all'esercito di Giangaleazzo fu quello di Firenze sotto la guida di Giovanni Acuto. La vittoria sui fiorentini ad opera di Jacopo dal Verme, Alberico da Barbiano e Facino Cane giunse nel 1402 con la battaglia di Casalecchio. Bologna fu l'ultima conquista di Gian Galeazzo, conquista che non era riuscita a Bernabò. Gian Galeazzo è passato alla storia anche per le sue opere. A Gian Galeazzo si devono la Certosa di Pavia, l'avvio dei lavori di edificazione del Duomo di Milano e, probabilmente, il completamento del palazzo di Pavia, cominciato da suo padre Galeazzo Visconti. Spese 300.000 fiorini d'oro in gigantesche opere d'ingegneria idraulica per poter deviare il fiume Mincio da Mantova e il Brenta da Padova.Gian Galeazzo Visconti suggerì la costruzione di un monumento in pieno stile gotico franco-germanico che potesse diventare non solo manifesto dell'internazionalità di Milano, ma che potesse anche esprimere la sua personale grandezza in quando duca.

Fu così che nel 1387 fondò la Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano con lo scopo di poter coordinare i lavori di progettazione, costruzione e conservazione del Duomo e richiamando a Milano i più grandi architetti, scultori e pittori provenienti da tutta Europa.

Nel 1402 morì improvvisamente a causa della peste. Il suo corpo è tutt’ora sepolto all’interno della certosa di Pavia. Lascia ai figli, uno stato giovane, basato esclusivamente sul suo carisma e sulle proprie milizie, morendo lo smembrò di nuovo infatti prima di morire Gian Galeazzo fece redigere un testamento nel quale suddivideva il suoi vasti domini tra i vari figli: al maggiore Giovanni Maria Visconti lasciò il titolo di Duca di Milano e la signoria appunto su Milano e su Cremona, Como, Lodi, Piacenza, Parma, Reggio, Bergamo, Brescia, Bologna, Siena e Perugia; al secondogenito Filippo Maria Visconti lasciò il titolo di Conte di Pavia con appunto la signoria su Pavia, Novara, Vercelli, Tortona, Alessandria, Verona, Vicenza, Feltre, Belluno e Bassano (tutte queste terre le ebbe in appannaggio e come vassallo del fratello maggiore Giovanni Maria); entrambi i due figli, in quanto minorenni, erano posti sotto la reggenza della loro madre, la duchessa Caterina Visconti.

Infine al figlio naturale legittimato, Gabriele Maria Visconti, lasciò in eredità la Signoria su Pisa, su Crema e Sarzana (tutte queste terre Gabriele Maria le ebbe in appannaggio e come vassallo del fratellastro legittimo, il duca Giovanni Maria). La primogenita femmina, Valentina Visconti, aveva già avuto in precedenza come dote di nozze la Contea di Asti (che comprendeva anche il signoraggio vassallatico sul marchesato di Ceva, cioè i marchesi di Ceva erano vassalli dei Conti di Asti) con inoltre il diritto di successione per lei e per i suoi figli e discendenti sul ducato di Milano, nel caso in cui i Visconti legittimi in linea maschile si fossero estinti (cosa che effettivamente avvenne e suo nipote, il Re Luigi XII di Francia scese in seguito in Italia a reclamare il ducato).

1402 – 1412

Giovanni Maria Visconti, successe al padre a quattordici anni, sotto la reggenza della madre Caterina, nelle più drammatiche condizioni del suo stato, minacciato all'esterno dall'ostilità di papa Bonifacio IX, dei Fiorentini, di Niccolò III d'Este, e all'interno dalle rinascenti lotte intestine tra guelfi e ghibellini. Negli scontri fra le fazioni, guidate da capitani di ventura e mercenari, prevalse lo spregiudicato Facino Cane. Questi riuscì, facendo leva sul carattere cruento di Giovanni Maria a instillare in lui un atteggiamento di sospetto nei confronti della reggente. Caterina fu imprigionata a Monza dove morì (1404) poco dopo (forse avvelenata, forse di peste). Il giovane Duca dimostra superficialità e ferocia, si dice che organizzasse battute di caccia umana facendo sbranare i fuggiaschi dai suoi cani, tant’è che alcuni congiurati, sostenitori degli eredi di Bernabò approfittarono del momento, in cui il più grande condottiero del duca, Facino Cane, giaceva gravemente infermo a Pavia e temendo che il Visconti, noto per la sua malvagità aumentasse ancora il proprio potere, una volta rimasto solo, si fecero coraggio e lo assassinarono davanti alla Chiesa di San Gottardo in Corte.

1412 – 1447

Filippo Maria succede al fratello Giovanni Maria. Sposò la vedova di Facino Cane, Beatrice di Tenda, che aveva circa vent’anni in più di lui, per acquisire le ricchezze lasciate da Facino Cane.

Filippo Maria – cagionevole di salute, deforme dalla personalità paranoica, superstiziosa ma anche spregiudicata e cinica - diede dimostrazione di notevole abilità politica. Fu anche colui che importò e sviluppò l’arte della seta in Lombardia. Dopo pochi anni dal matrimoni denunciò la moglie per una tresca con un giovane paggio e la fa processare, torturare e decapitare. Si sposa in seconde nozze con Maria di Savoia da cui ebbe un'unica figlia Bianca Maria che andrà sposa a Francesco Sforza.