Giovan Battista Moroni

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Giovan Battista Moroni

Il pittore rinascimentale italiano Giovanni Battista Moroni nasce ad Albino nel 1525.  Figlio di un architetto, Moroni fu allievo del pittore Moretto da Brescia , la cui arte influenzò fortemente  le composizioni religiose del Moroni.
I suoi ritratti raffigurano principalmente la nobiltà e la piccola borghesia di Bergamo. Lavorò anche a Brescia e a Trento, dove dipinse opere per lo più religiose. Durante i suoi soggiorni a Trento si svolsero le prime due sessioni del Concilio di Trento, 1546-1548 ed entra in contatto con Tiziano  e con il vescovo-conte, Cristoforo Madruzzo. Fù operoso a Bergamo per tutti gli anni Cinquanta, segnandone la maggior fortuna dell'artista, come attestano i numerosi ritratti di esponenti dei circoli aristocratici, intellettuali e politici, spagnoleggianti e neofeudali, della città.
Il periodo in cui realizza un gran numero di ritratti si concentra dal 1557 al 1562 mentre è a Bergamo. A causa delle lotte intestine che si sviluppano in città in quel periodo, l'artista decise di ritirarsi definitivamente nella sua Albino.   Nel 1565 Moroni venne incaricato di dipingere l'Ultima cena per una confraternita di Romano di Lombardia. L'opera, di quasi tre metri di base e due di altezza, si trascinò fino al 1569 e a quanto sembra Moroni non si spostò da Albino neppure per sistemarla nella chiesa. Ambientata in una architettura di proscenio, viene presentata "come un contraltare lombardo e di provincia dei sontuosi banchetti" di Paolo Veronese. Cristo, al centro, e Giuda, all'estrema sinistra, sono i soli che puntano sull'osservatore mentre gli altri apostoli sono nei tradizionali atteggiamenti o gruppi. Un terzo personaggio con la barba, un servitore con un bianco colletto e un luminoso tovagliolo sulla spalla, è in piedi al centro della scena e squadra l'osservatore: ha tutta l'aria di essere un autoritratto del Moroni. In questo dipinto i "cangiantismi cromatici giungono ad effetti di fosforescenza". Morì nel 1578  mentre era impegnato nella realizzazione del "Giudizio Universale" nella chiesa di Gorlago.

Nonostante la forte suggestione presente in alcuni dei dipinti sacri, sono i ritratti la vera novità stilistica del Moroni. Realismo, cura dei particolari e analisi introspettiva si accompagnano alla descrizione dell'ambiente. Dipinti con toni di colore freddo, i personaggi di Moroni rifiutano qualsiasi etichetta; l'artista intende soltanto rispecchiare fedelmente la realtà. Riesce con la sua arte a dipingere in modo naturale la dignità della nobiltà, non utilizzando pose forzate e composizioni magistrali ma esprimendo nei suoi ritratti l' individualità fisionomica del soggetto e la sua profondità psicologica. Nonostante le loro impassibili espressioni facciali, molti dei suoi ritratti sono ricchi di una dolce malinconia rafforzata sapientemente dall'uso prevalente delle tonalità di grigio e da una minuziosa rappresentazione delle trame dei tessuti e dei tendaggi.

I ritratti del Moroni sono chiaramente influenzati da quelli di Tiziano mentre negli ultimi dipinti mostra l' influenza dei maestri, Lorenzo Lotto e di Girolamo Savoldo. 

Si ricordano, tra le altre opere, Il sarto (National Gallery, Londra), del 1557 "la Badessa Lucrezia Agliardi" (Metropolitan Museum of Art, New York), del 1560 "il Cavaliere in rosa" (collezione Moroni, Bergamo) e, del 1563, "Pietro Secco Suardo" (Uffizi, Firenze).